La Corsa delle Bagasce

By sabato, ottobre 27, 2012 , , , , , ,

P.Picasso: "Due donne che corrono"
Nella seconda metà del XVI sec. la Sicilia ebbe un viceré che si distinse per il suo temperamento piuttosto severo e allo stesso tempo stravagante, il viceré Marcantonio Colonna duca di Tagliacozzo.

Egli è noto per la costruzione dell'imponente ingresso monumentale di Palermo "Porta Felice" dedicato alla moglie Donna Felice Orsini, ma è anche celebre per i suoi vizi più che per le sue virtù.

Luigi Natoli, autore del famoso romanzo I Beati Paoli, in "Storie e Leggende di Sicilia" racconta di storie, anedotti e cronache rosa avvenuti nell'arco di sei secoli; tra i vari fatti raccontati ne troviamo alcuni che hanno come protagonista il nostro viceré.

Marcantonio Colonna per diletto usava organizzare delle corse lungo il Cassaro (attuale Corso Vittorio Emanuele), la più famosa è la corsa della bagasce, uno spettacolo inusuale al quale accorreva numeroso il popolino palermitano. A questa corsa partecipavano donne disinibite che ambivano al premio che il viceré metteva in palio, un elegante abito con il corsetto di raso. La prima corsa si tenne in occasione del Carnevale del 1578, il Natoli riporta una "cronaca sportiva" accurata e dettagliata:

«Le corritrici erano sei, si schierarono sulla medesima linea, l'una accanto all'altra. Erano in veste lunga; ma perché le gambe avessero maggior libertà, il signor Marcantonio aveva permesso che si vestissero alla ninfale, con vesti larghe, cioè aperte fino al ginocchio, e senza maniche, nessuna sottana, le gambe coperte di calze lunghissime, e i piedi calzati con nastri. Erano belle a vedersi.»

«Sparò il terzo colpo. Le sei donne si rizzarono sulle punte dei piedi, coi pugni serrati, l' occhio fisso sulla strada, stimolate dal desiderio della vittoria. A un tratto il campanello squillò; parve che qualcuno le avesse sospinte: si slanciarono tutte e sei, come sei pazze, come sei furie, su per il Cassaro». 

«Le vesti aderivano loro sul grembo, sulle cosce, svolazzando sopra le spalle, sbatacchiate fra i polpacci e i piedi. Correvano col volto acceso, senza veder nulla; accecate, anzi, da quella moltitudine confusa che da una parte e l'altra della strada fuggiva al loro occhio. Gli urli, le grida, gli schiamazzi della folla le assordavano; intorno a loro risonavan scoppi di mano, fischi, strilli acutissimi; chi le incitava, chi lanciava dietro a loro un' insolenza, una parola ambigua, una parola indecente; alcuni con lo scudiscio, con una pertica, con un bastone, le aizzavano come si farebbe con le bestie. Era un urlìo sempre più alto, più tumultuoso, più assordante; erano scoppi formidabili di risa che le pungevano, le indispettivano, le rallegravano. E correvano»

Inoltre, l'appassionato viceré è noto anche per la tresca amorosa con Eufrosina Siragusa che si consumava abitualmente nelle stanze della magnifica Porta Nuova. Eufrosina era una giovane nobildonna panormita definita da Leonardo Sciascia la farfalla di morte, ma di questa passione sfrenata che fu l'espediente della fine dell'operato del viceré Colonna ne discuteremo in seguito in un prossimo articolo.

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